NOI amiamo Silvio??

1 febbraio 2010

silvio_0Per chi vive dentro una grotta, è uscito l’ultimo libro biografico dedicato a Silvio Berlusconi. Alla sua opera politica, in particolare.
Un libro fotografico, in carta patinata, copertina lucida, formato considerevole.

La cosa incredibile è che, se già non fosse abbastanza di cattivo gusto dedicare un libro fotografico a Berlusconi, il buon editore Alberto Peruzzo ha pensato di intitolare l’aborto “NOI AMIAMO SILVIO”.
Così. In maiuscolo. Enorme. Chiamandolo per nome, come un amico. Usando proprio la parola “amiamo”.

E, ad affossare ulteriormente il tutto, la frase è scritta in tricolore… e la cosa mi fa andare in bestia, perché così mi sento direttamente coinvolto, come dovreste sentirvi voi.

“NOI AMIAMO SILVIO” scritto in bianco, rosso e verde si trasforma in “GLI ITALIANI AMANO SILVIO”, e la cosa non mi va.

Non mi va perché sono italiano, e “Silvio” non lo amo.
Non mi va perché per i comunisti è il peggiore dei mali, e non lo amano.
Non mi va perché chi non lo vota è quasi automaticamente un antiberlusconiano, e non lo ama.
Non mi va perché Travaglio lo controbatte ad ogni passo con dati e numeri alla mano, e nè lui nè i relativi sostenitori lo amano.
Non mi va perché Vauro trova ogni dannata settimana il modo di fare una fila infinita di vignette satiriche su di lui, e non lo ama.
Non mi va perché Tartaglia gli ha spaccato la faccia e mezza Italia ha gioito. Nessuno di questi lo ama.

L’Italia non ama Silvio, mi pare lampante.
Nonostante ciò, iniziative di questo tipo si vanno ad incastrare perfettamente con la politica massmediatica del nostro governo, il quale non ha un’immagine, visto che il palcoscenico se lo ruba tutto il boss.

“NOI AMIAMO SILVIO” è un’opera disgustosa, che si annuncia ipocritamente come “non schierata politicamente”, ma è edita da un personaggio che di Silvio all’interno della prefazione si dichiara “grande amico”, e celebra, incensa, idolatra l’uomo e il politico Silvio Berlusconi.

D’altronde, si sa che i migliori fanno tutto e lo fanno subito… per mitizzare Craxi ci son voluti dieci anni, non vedo perché perdere tempo.

Lo spot televisivo (ebbene sì…)

La SACROSANTA parodia

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Meraviglie dal mondo: il Rosario Elettronico. IL ROSARIO ELETTRONICO???

27 gennaio 2010

rosarioStanchi di pregare da soli?

Stufi di lanciare i vostri Ave Maria nel vuoto?

Da oggi la vostra vita cambiera! È con orgoglio che Evaso.it vi consiglia – anzi, vi IMPONE! – lo stupefacente Rosario Elettronico!

Con soli 29 euro, il fantastico sito di cui sopra vi fornirà questa meraviglia del progresso. Ma analizziamo insieme le funzioni più interessanti:

- Il santo rosario è recitato da una voce e da un coro di persone che risponde: un coro di persone? Inquietante.

- Può essere ascoltato come riflessione oppure si può rispondere alle Ave Maria come di consueto: oh, meno nale, si può anche rispondere. Se non si è un po’ inibiti dal coro. Brrr.

- Il rosario digitale è utile per chi viaggia, per chi vuole pregare in movimento (auto, treno,aereo, ecc.): io già mi immagino la scena del passeggero d’aereo con le cuffie che mormora sottovoce una litania incomprensibile. È abbastanza per scatenare il panico e farlo gettare dal portellone su sollevamento popolare.

- Funziona a batteria è dotato di Memory Card intercambiabile per la recita guidata dei Misteri del Rosario Mariano in più lingue: strumento versatile e al passo coi tempi, può essere usato per studiare le lingue, per recitare il Padre Nostro in bielorusso e per fare amicizia con quella suora coreana che ci piace tanto.

Il Rosario Elettronico: entra anche tu nell’era della Religione Globalizzata! Pile incluse nella confezione.

TIÈ! LEGGITI ANCHE...

Facebook: il pulsante “Non mi piace” è ora realtà!

21 gennaio 2010

59949863_3fb80df12cEbbene sì, finalmente potremo avvertire i nostri amici su Facebook che il loro ultimo status, link, pensiero… NON CI PIACE!

Il metodo è sicuro (non certo come quei gruppi-bufala che reclutano centinaia di migliaia di vittime), è gratuito, e funziona.

L’unica gabola è che – purtroppo – non si tratta di una funzionalità “ufficiale” di Facebook, ma “solo” di un add-on per Firefox, quindi un privilegio esclusivo per gli utilizzatori di tale browser. In tanti già lo sono, ma se usate ancora Internet Explorer non è mai tardi per passare alla Volpe di Fuoco. Questo non scoraggi i navigatori meno esperti:  ecco una breve e facile guida per poter usufruire del comodissimo pulsante anche se si è totalmente impediti :)

1- INSTALLARE FIREFOX: Se non siete già utilizzatori di Mozilla Firefox, molto probabilmente usate Internet Explorer per navigare in internet. Andate sul sito http://www.mozillaitalia.it/home/download/ e scaricate l’ultima versione del browser in italiano (attualmente, la 3.5.7). Seguite tutte le istruzioni e… benvenuti nel mondo di Mozilla Firefox, che a detta di molti (me compreso) dà numerose piste ad Internet Explorer. Avrete modo di apprezzarlo per diverse cose :)

2- INSTALLARE L’ADD-ON “FACEMOD”: Terminata l’installazione del browser, o se siete già utenti Firefox e avete saltato il precedente passaggio, andate sul sito http://www.dislikes.info/ e cliccate sul tastone verde “Add to Firefox” in alto a destra. Potrebbe non succedere nulla, e comparire una barra sul margine superiore della pagina, con scritto “Firefox ha impedito a questo sito (www.dislikes.info) di richiedere l’installazione di software su questo computer”. In questo caso, cliccate sul tasto “Permetti” alla fine di questa riga (in alto a destra).

3- CONFERMARE L’INSTALLAZIONE: Comparirà una finestra che dice “Installare esclusivamente componenti aggiuntivi realizzati da autori fidati”. Cliccate su “Installa adesso” e, al termine dell’installazione, riavviate Firefox.

4- FINITO! Facilissimo, vero? ;)

Adesso potete avviare Facebook. Noterete che accanto alla scritta “Mi piace” è comparsa la scritta “Non mi piace”! FANTASTICO!

IMPORTANTE: Come molti utenti Firefox avranno già intuito, il trucco alla base di questa applicazione sta nel fatto che è sì necessaria per piazzare i “Non mi piace”, ma anche per visualizzarli. Quindi, solo gli amici che l’hanno installata potranno vedere i vostri “Non mi piace”.

Morale della favola: se volete usarla, dovete farla conoscere anche ai vostri amici.

Quindi – se volete – condividete questo articolo e passatelo ai vostri contatti, in modo da poter usare il pulsante “Non mi piace” con più persone possibili!

E, se avete avuto problemi con l’installazione e avete bisogno di qualche informazione in più, non esitate a chiedere nei commenti qua sotto o nella pagina Facebook di Evaso. Come ricompensa, basterà diventare fan della nostra pagina, siamo gente che si accontenta con poco :)

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13 gennaio 2010

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Gli italiani NON sono razzisti

12 gennaio 2010
“Italiani brava gente razzista”, titola un articolo dell’Osservatore Romano a firma di Giulia Galeotti.
“Odio selvaggio verso un altro colore di pelle…credevamo di averlo superato…disprezzo che si fa gesto concreto…nella nostra storia non abbiamo mai brillato per apertura, dal Nord in giù” sono le parole che più lasciano il segno. Una critica, un’osservazione dei fatti di Rosarno e – più in generale – di un sentimento popolare che striscia sempre più veloce e travolgente per la penisola.
Mi chiedo – e chiedo ipoteticamente alla Galeotti – quanto la colpa sia effettivamente degli italiani.
Questo perché la situazione è evidente: il Belpaese è da più di un decennio meta strategica (per posizione geografica ed economica) dell’immigrazione proveniente dal bacino del Mediterraneo, dall’Est Europeo, dall’Ex Jugoslavia, ultimamente anche da Paesi più lontani (tra i quali non si può non evidenziare la Cina), e porta con sé il fardello di una lunghissima e pesante diatriba sulla gestione dei rom che – guarda caso – ci è esplosa tra le mani (con risvolti politici e massmediatici piuttosto importanti) solo recentemente.
Perché questa premessa?
Perché parliamo di grandi numeri. Al 2008 si parla di 4 milioni di immigrati regolari (6,7% della popolazione, che contribuiscono al PIL per il – aprite le orecchie – 9%). Fonte Caritas/Migrantes, carta canta.
E per la legge dei grandi numeri, logica ci dice che tra un alto numero di persone si cela un proporzionale numero di delinquenti.
Perché qui voglio arrivare: alla delinquenza. Sono passati gli anni del razzismo indiscriminato: se lasciamo stare qualche testa calda, la cui presenza è purtroppo fisiologica, l’avversione degli italiani per l’immigrato mi sembra ormai poco più che platonica: qualche occhiata, un po’ di sospetto. Smentitemi pure, ma sono anni che non sento i classici discorsi da bar sui “negri”, quei dialoghi di solito piuttosto coloriti a base di “ci rubano il lavoro”, “sono incivili”, “tornassero a casa loro”.
Insomma, se c’è della xenofobia , è causata principalmente da due motivi.
1) I mass-media. Ci siamo già dimenticati delle prime polemiche sulla rimozione del Crocifisso dalle aule? Su quanta disinformazione sia stata fatta? Su come i media si fossero buttati a pesce senza fare distinzioni, cavalcando l’onda? E su come si sia fatto pure peggio lo scorso anno, quando il problema del crocifisso fu risollevato da una cittadina italiana, ma i media ancora una volta non si presero la briga di fare chiarezza, lasciando credere al popolino disinformato che la richiesta era nata dagli islamici, e non dalla Corte Europea? Tutto questo mentre la comunità islamica – tanto per dirne una – dichiarava “non capiamo perché il crocifisso possa dare fastidio a molti. Per noi è un simbolo di pace e di fraternità” [fonte Minareti.it]
Per non parlare – e qui stiamo stretti, per non scadere nel banale – di come, guardando la tv, sembra che ci siano solo rumeni cattivi e algerini assassini. Gli italiani diventano delinquenti solo quando c’è da vendere un maxiprocesso mediatico allo sterminafamiglie di turno. Ma la verità è che [ancora, fonte Caritas/Migrantes 2008] l’incidenza della criminalità nella comunità immigrata è pari (aprite le orecchie, PARI!) a quella nella comunità italiana.
2) La delinquenza. Gli italiani sono stufi degli immigrati che delinquono, che sfruttano la loro irregolarità per fare dell’Italia il proprio parco giochi personale. Perché – e lo trovo un sentimento condivisibile – se già dà fastidio il delinquente nostrano, figuriamoci se a derubarci è uno “che viene da fuori”. Non c’è razzismo, non c’è xenofobia, è un sano e sacrosanto sentimento nazionale e campanilista, lo stesso che ci spinge a tifare gli azzurri ai mondiali, o a simpatizzare per il personaggio italiano nei film.
È così, radicato, naturale, irremovibile.
Il problema è che la politica non fa nulla. Si parla di ronde, di squadre pseudo-fasciste, di espulsioni, ma nessuno fa qualcosa di concreto, e l’odio cresce.
Gli italiani non sono così razzisti come ci vogliono far credere.
Perché sono quegli stessi italiani che inneggiano ai diritti umani quando si vuole prendere le impronte digitali ai rom.
Perché sono quegli stessi italiani che sono insorti contro l’obbligo di denuncia da parte del personale sanitario degli immigrati irregolari.
I mali dell’Italia sono l’ignoranza, l’incoerenza, la pigrizia, la disinformazione.
Altro che razzismo.

124669668_5bec064b77“Italiani brava gente razzista”, titola un articolo dell’Osservatore Romano a firma di Giulia Galeotti.

“Odio selvaggio verso un altro colore di pelle…credevamo di averlo superato…disprezzo che si fa gesto concreto…nella nostra storia non abbiamo mai brillato per apertura, dal Nord in giù” sono le parole che più lasciano il segno. Una critica, un’osservazione dei fatti di Rosarno e – più in generale – di un sentimento popolare che striscia sempre più veloce e travolgente per la penisola.

Mi chiedo – e chiedo ipoteticamente alla Galeotti – quanto la colpa sia effettivamente degli italiani.

Questo perché la situazione è evidente: il Belpaese è da più di un decennio meta strategica (per posizione geografica ed economica) dell’immigrazione proveniente dal bacino del Mediterraneo, dall’Est Europeo, dall’Ex Jugoslavia, ultimamente anche da Paesi più lontani (tra i quali non si può non evidenziare la Cina), e porta con sé il fardello di una lunghissima e pesante diatriba sulla gestione dei rom che – guarda caso – ci è esplosa tra le mani (con risvolti politici e massmediatici piuttosto importanti) solo recentemente.

Perché questa premessa?

Perché parliamo di grandi numeri. Al 2008 si parla di 4 milioni di immigrati regolari (6,7% della popolazione, che contribuiscono al PIL per il – aprite le orecchie – 9%). Fonte Caritas/Migrantes, carta canta.

E per la legge dei grandi numeri, logica ci dice che tra un alto numero di persone si cela un proporzionale numero di delinquenti.

Perché qui voglio arrivare: alla delinquenza. Sono passati gli anni del razzismo indiscriminato: se lasciamo stare qualche testa calda, la cui presenza è purtroppo fisiologica, l’avversione degli italiani per l’immigrato mi sembra ormai poco più che platonica: qualche occhiata, un po’ di sospetto. Smentitemi pure, ma sono anni che non sento i classici discorsi da bar sui “negri”, quei dialoghi di solito piuttosto coloriti a base di “ci rubano il lavoro”, “sono incivili”, “tornassero a casa loro”.

Insomma, se c’è della xenofobia , è causata principalmente da due motivi.

1) I mass-media. Ci siamo già dimenticati delle prime polemiche sulla rimozione del Crocifisso dalle aule? Su quanta disinformazione sia stata fatta? Su come i media si fossero buttati a pesce senza fare distinzioni, cavalcando l’onda? E su come si sia fatto pure peggio lo scorso anno, quando il problema del crocifisso fu risollevato da una cittadina italiana, ma i media ancora una volta non si presero la briga di fare chiarezza, lasciando credere al popolino disinformato che la richiesta era nata dagli islamici, e non dalla Corte Europea? Tutto questo mentre la comunità islamica – tanto per dirne una – dichiarava “non capiamo perché il crocifisso possa dare fastidio a molti. Per noi è un simbolo di pace e di fraternità” [fonte Minareti.it]

Per non parlare – e qui stiamo stretti, per non scadere nel banale – di come, guardando la tv, sembra che ci siano solo rumeni cattivi e algerini assassini. Gli italiani diventano delinquenti solo quando c’è da vendere un maxiprocesso mediatico allo sterminafamiglie di turno. Ma la verità è che [ancora, fonte Caritas/Migrantes 2008] l’incidenza della criminalità nella comunità immigrata è pari (aprite le orecchie, PARI!) a quella nella comunità italiana.

2) La delinquenza. Gli italiani sono stufi degli immigrati che delinquono, che sfruttano la loro irregolarità per fare dell’Italia il proprio parco giochi personale. Perché – e lo trovo un sentimento condivisibile – se già dà fastidio il delinquente nostrano, figuriamoci se a derubarci è uno “che viene da fuori”. Non c’è razzismo, non c’è xenofobia, è un sano e sacrosanto sentimento nazionale e campanilista, lo stesso che ci spinge a tifare gli azzurri ai mondiali, o a simpatizzare per il personaggio italiano nei film.

È così, radicato, naturale, irremovibile.

Il problema è che la politica non fa nulla. Si parla di ronde, di squadre pseudo-fasciste, di espulsioni, ma nessuno fa qualcosa di concreto, e l’odio cresce.

Gli italiani non sono così razzisti come ci vogliono far credere.

Perché sono quegli stessi italiani che inneggiano ai diritti umani quando si vuole prendere le impronte digitali ai rom.

Perché sono quegli stessi italiani che sono insorti contro l’obbligo di denuncia da parte del personale sanitario degli immigrati irregolari.

I mali dell’Italia sono l’ignoranza, l’incoerenza, la pigrizia, la disinformazione.

Altro che razzismo.

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