“Italiani brava gente razzista”, titola un articolo dell’Osservatore Romano a firma di Giulia Galeotti.
“Odio selvaggio verso un altro colore di pelle…credevamo di averlo superato…disprezzo che si fa gesto concreto…nella nostra storia non abbiamo mai brillato per apertura, dal Nord in giù” sono le parole che più lasciano il segno. Una critica, un’osservazione dei fatti di Rosarno e – più in generale – di un sentimento popolare che striscia sempre più veloce e travolgente per la penisola.
Mi chiedo – e chiedo ipoteticamente alla Galeotti – quanto la colpa sia effettivamente degli italiani.
Questo perché la situazione è evidente: il Belpaese è da più di un decennio meta strategica (per posizione geografica ed economica) dell’immigrazione proveniente dal bacino del Mediterraneo, dall’Est Europeo, dall’Ex Jugoslavia, ultimamente anche da Paesi più lontani (tra i quali non si può non evidenziare la Cina), e porta con sé il fardello di una lunghissima e pesante diatriba sulla gestione dei rom che – guarda caso – ci è esplosa tra le mani (con risvolti politici e massmediatici piuttosto importanti) solo recentemente.
Perché questa premessa?
Perché parliamo di grandi numeri. Al 2008 si parla di 4 milioni di immigrati regolari (6,7% della popolazione, che contribuiscono al PIL per il – aprite le orecchie – 9%). Fonte Caritas/Migrantes, carta canta.
E per la legge dei grandi numeri, logica ci dice che tra un alto numero di persone si cela un proporzionale numero di delinquenti.
Perché qui voglio arrivare: alla delinquenza. Sono passati gli anni del razzismo indiscriminato: se lasciamo stare qualche testa calda, la cui presenza è purtroppo fisiologica, l’avversione degli italiani per l’immigrato mi sembra ormai poco più che platonica: qualche occhiata, un po’ di sospetto. Smentitemi pure, ma sono anni che non sento i classici discorsi da bar sui “negri”, quei dialoghi di solito piuttosto coloriti a base di “ci rubano il lavoro”, “sono incivili”, “tornassero a casa loro”.
Insomma, se c’è della xenofobia , è causata principalmente da due motivi.
1) I mass-media. Ci siamo già dimenticati delle prime polemiche sulla rimozione del Crocifisso dalle aule? Su quanta disinformazione sia stata fatta? Su come i media si fossero buttati a pesce senza fare distinzioni, cavalcando l’onda? E su come si sia fatto pure peggio lo scorso anno, quando il problema del crocifisso fu risollevato da una cittadina italiana, ma i media ancora una volta non si presero la briga di fare chiarezza, lasciando credere al popolino disinformato che la richiesta era nata dagli islamici, e non dalla Corte Europea? Tutto questo mentre la comunità islamica – tanto per dirne una – dichiarava “non capiamo perché il crocifisso possa dare fastidio a molti. Per noi è un simbolo di pace e di fraternità” [fonte Minareti.it]
Per non parlare – e qui stiamo stretti, per non scadere nel banale – di come, guardando la tv, sembra che ci siano solo rumeni cattivi e algerini assassini. Gli italiani diventano delinquenti solo quando c’è da vendere un maxiprocesso mediatico allo sterminafamiglie di turno. Ma la verità è che [ancora, fonte Caritas/Migrantes 2008] l’incidenza della criminalità nella comunità immigrata è pari (aprite le orecchie, PARI!) a quella nella comunità italiana.
2) La delinquenza. Gli italiani sono stufi degli immigrati che delinquono, che sfruttano la loro irregolarità per fare dell’Italia il proprio parco giochi personale. Perché – e lo trovo un sentimento condivisibile – se già dà fastidio il delinquente nostrano, figuriamoci se a derubarci è uno “che viene da fuori”. Non c’è razzismo, non c’è xenofobia, è un sano e sacrosanto sentimento nazionale e campanilista, lo stesso che ci spinge a tifare gli azzurri ai mondiali, o a simpatizzare per il personaggio italiano nei film.
È così, radicato, naturale, irremovibile.
Il problema è che la politica non fa nulla. Si parla di ronde, di squadre pseudo-fasciste, di espulsioni, ma nessuno fa qualcosa di concreto, e l’odio cresce.
Gli italiani non sono così razzisti come ci vogliono far credere.
Perché sono quegli stessi italiani che inneggiano ai diritti umani quando si vuole prendere le impronte digitali ai rom.
Perché sono quegli stessi italiani che sono insorti contro l’obbligo di denuncia da parte del personale sanitario degli immigrati irregolari.
I mali dell’Italia sono l’ignoranza, l’incoerenza, la pigrizia, la disinformazione.
Altro che razzismo.
“Italiani brava gente razzista”, titola un articolo dell’Osservatore Romano a firma di Giulia Galeotti.
“Odio selvaggio verso un altro colore di pelle…credevamo di averlo superato…disprezzo che si fa gesto concreto…nella nostra storia non abbiamo mai brillato per apertura, dal Nord in giù” sono le parole che più lasciano il segno. Una critica, un’osservazione dei fatti di Rosarno e – più in generale – di un sentimento popolare che striscia sempre più veloce e travolgente per la penisola.
Mi chiedo – e chiedo ipoteticamente alla Galeotti – quanto la colpa sia effettivamente degli italiani.
Questo perché la situazione è evidente: il Belpaese è da più di un decennio meta strategica (per posizione geografica ed economica) dell’immigrazione proveniente dal bacino del Mediterraneo, dall’Est Europeo, dall’Ex Jugoslavia, ultimamente anche da Paesi più lontani (tra i quali non si può non evidenziare la Cina), e porta con sé il fardello di una lunghissima e pesante diatriba sulla gestione dei rom che – guarda caso – ci è esplosa tra le mani (con risvolti politici e massmediatici piuttosto importanti) solo recentemente.
Perché questa premessa?
Perché parliamo di grandi numeri. Al 2008 si parla di 4 milioni di immigrati regolari (6,7% della popolazione, che contribuiscono al PIL per il – aprite le orecchie – 9%). Fonte Caritas/Migrantes, carta canta.
E per la legge dei grandi numeri, logica ci dice che tra un alto numero di persone si cela un proporzionale numero di delinquenti.
Perché qui voglio arrivare: alla delinquenza. Sono passati gli anni del razzismo indiscriminato: se lasciamo stare qualche testa calda, la cui presenza è purtroppo fisiologica, l’avversione degli italiani per l’immigrato mi sembra ormai poco più che platonica: qualche occhiata, un po’ di sospetto. Smentitemi pure, ma sono anni che non sento i classici discorsi da bar sui “negri”, quei dialoghi di solito piuttosto coloriti a base di “ci rubano il lavoro”, “sono incivili”, “tornassero a casa loro”.
Insomma, se c’è della xenofobia , è causata principalmente da due motivi.
1) I mass-media. Ci siamo già dimenticati delle prime polemiche sulla rimozione del Crocifisso dalle aule? Su quanta disinformazione sia stata fatta? Su come i media si fossero buttati a pesce senza fare distinzioni, cavalcando l’onda? E su come si sia fatto pure peggio lo scorso anno, quando il problema del crocifisso fu risollevato da una cittadina italiana, ma i media ancora una volta non si presero la briga di fare chiarezza, lasciando credere al popolino disinformato che la richiesta era nata dagli islamici, e non dalla Corte Europea? Tutto questo mentre la comunità islamica – tanto per dirne una – dichiarava “non capiamo perché il crocifisso possa dare fastidio a molti. Per noi è un simbolo di pace e di fraternità” [fonte Minareti.it]
Per non parlare – e qui stiamo stretti, per non scadere nel banale – di come, guardando la tv, sembra che ci siano solo rumeni cattivi e algerini assassini. Gli italiani diventano delinquenti solo quando c’è da vendere un maxiprocesso mediatico allo sterminafamiglie di turno. Ma la verità è che [ancora, fonte Caritas/Migrantes 2008] l’incidenza della criminalità nella comunità immigrata è pari (aprite le orecchie, PARI!) a quella nella comunità italiana.
2) La delinquenza. Gli italiani sono stufi degli immigrati che delinquono, che sfruttano la loro irregolarità per fare dell’Italia il proprio parco giochi personale. Perché – e lo trovo un sentimento condivisibile – se già dà fastidio il delinquente nostrano, figuriamoci se a derubarci è uno “che viene da fuori”. Non c’è razzismo, non c’è xenofobia, è un sano e sacrosanto sentimento nazionale e campanilista, lo stesso che ci spinge a tifare gli azzurri ai mondiali, o a simpatizzare per il personaggio italiano nei film.
È così, radicato, naturale, irremovibile.
Il problema è che la politica non fa nulla. Si parla di ronde, di squadre pseudo-fasciste, di espulsioni, ma nessuno fa qualcosa di concreto, e l’odio cresce.
Gli italiani non sono così razzisti come ci vogliono far credere.
Perché sono quegli stessi italiani che inneggiano ai diritti umani quando si vuole prendere le impronte digitali ai rom.
Perché sono quegli stessi italiani che sono insorti contro l’obbligo di denuncia da parte del personale sanitario degli immigrati irregolari.
I mali dell’Italia sono l’ignoranza, l’incoerenza, la pigrizia, la disinformazione.
Altro che razzismo.